Difficilmente il nome di questo musicista, da molto tempo caduto nell'oblio, ricorderà qualcosa di significativo alla maggior parte dei lettori. La sua musica si posiziona in un'epoca di transizione: da una parte lo stile elaborato di Alessandro Scarlatti (avremo modo in futuro di parlarne ampiamente), dall'altro il nuovo linguaggio di Vinci e Hasse. Non valse a molto lo sforzo di adattarsi alle nuove tendenze musicali; l'avvicinamento allo stile di Vinci gli portò più critiche che benefici, venne considerato un imitatore e Charles de Brosses lo definì "savant, mais sec et triste".