Dalla metà del '700 la tragédie lyrique, genere teatrale creato da Lully e plasmato sullo stile declamatorio della tragedia recitata, è in crisi. L'ultimo capolavoro nel genere, il Dardanus di Rameau, risale al 1739; da quel momento, ricevendo forti critiche dagli intellettuali illuministi, la tragédie cede sempre più terreno a favore dell'opera italiana e dell'opéra comique. Dato che la musica doveva strettamente attenersi al testo, e vivere in sua funzione, la tragédie era percepita ormai come carente di interessi e stimoli puramente musicali, ed i recitativi apparivano eccessivamente formali e pomposi. Rousseau attaccò Lully e Rameau per non aver nemmeno colto (secondo lui) la vera essenza della lingua francese, che tra l'altro considera inadatta al canto, auspica il ricorso a melodie semplicissime, senza ampi salti, senza polifonia od elaborazioni puramente musicali. Per Gluck l'impresa si dimostrava ardua.
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mercoledì 3 ottobre 2012
giovedì 5 gennaio 2012
Un teatro per Versailles: l'Opéra Royal
La musica riveste un ruolo di primo piano alla corte del Re Sole. Luigi XIV ama i musicisti al suo servizio, li vuole sempre presso di sé, li colma di favori; assiste spesso ad esecuzioni e spettacoli, ed è egli stesso un ottimo musicista: suona il liuto, il clavicembalo e la chitarra, ha buon orecchio, sa cantare ed è un provetto ballerino. Il suo amore ha anche uno scopo politico: promuovere lo sviluppo delle arti francesi in concorrenza alla supremazia detenuta fino a quel momento dalla cultura italiana. Ironia della sorte è proprio un italiano naturalizzato francese, Jean-Baptiste Lully, a dare una spinta vigorosa alla musica e all'opera francese (la tragédie lyrique) componendo per il Re lavori teatrali, balletti, musica sacra e di consumo per le più svariate occasioni.
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